07/07/2026
𝗦𝗘𝗗𝗨𝗧𝗔 𝗦𝗧𝗥𝗔𝗢𝗥𝗗𝗜𝗡𝗔𝗥𝗜𝗔 𝗗𝗘𝗟 𝗖𝗢𝗡𝗦𝗜𝗚𝗟𝗜𝗢 𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗔𝗟𝗘 📢 🏛️
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A riguardo della seduta straordinaria del Consiglio Comunale di ieri sera, richiesta dalle minoranze, dobbiamo dire che:
In riferimento al crollo del contro-soffitto della scuola D. Savio di Terraglione, non abbiamo apprezzato il metodo di far esclusivamente relazionare il tecnico funzionario comunale (a cui peraltro va tutta la nostra stima). I cittadini hanno eletto gli amministratori, non i tecnici dipendenti comunali. E dagli amministratori vogliono le risposte. Altrimenti basterebbe un commissario prefettizio che governasse i dipendenti comunali. Che ci stanno a fare gli amministratori? Nel merito, anche se a fatica e con reticenze, sono emerse una serie di concause: le modalità di installazioni (due controsoffitti attaccati l’uno all’altro)… l’umidità di cui mai ci si è accorti… le vibrazioni dei vicini lavori di risistemazione della piazza… tutta una serie di fattori che però non si possono classificare come “tragica fatalità”. Monitoreremo le azioni dell’amministrazione (recepimento della perizia e conseguenti azioni, verifiche presso le altre scuole ed edifici pubblici, manutenzioni in riferimento a tutte le segnalazioni finora giunte dal personale scolastico…).
Circa la questione dei cittadini del Tavello, la delegazione di questi presenti alla seduta del Consiglio, dopo la discussione delle interrogazioni sull’argomento e soprattutto il voto della mozione presentata dal nostro gruppo consiliare, hanno lasciato la sala del consiglio vistosamente adirati. E come non comprenderli? La maggioranza ha bocciato una mozione di buon senso, senza nessun colore politico, che mirava a soddisfare le giuste esigenza di quel gruppo di circa 50 cittadini: il passaggio al comune di Limena e, in attesa del compimento dell’iter di questo processo, manutenzioni a strade e illuminazione di quella zona, installazione di segnaletica, convenzione col Comune di Limena per agevolazioni sui servizi (p.e. per non dover pagare rette scolastiche maggiorate). Le motivazioni addotte dalla maggioranza alla bocciatura della mozione sono state a dir poco stucchevoli: al passaggio a Limena ci deve pensare la Regione (ma se Vigodarzere non inizia il processo, come fa la Regione a decidere); il tema non faceva parte del programma elettorale (ma la maggior parte delle – poche - opere pubbliche eseguite non ne faceva parte); nelle commissioni consiliari in cui si doveva parlare di ciò ci sono state troppe assenze (le commissioni sono solo un organismo consultivo e comunque le assenze erano soprattutto della maggioranza); la maggioranza vota solo mozioni concordate come unitarie (per cui attendiamo che ci propongano una mozione unitaria). Abbiamo notato divisioni nella maggioranza, note da tempo ma clamorosamente evidenziate ieri sera con molteplici assenze tattiche dalla seduta.
Intorno alla questione dei motivi dello slittamento (a data da destinarsi) dell’apertura del nuovo nido, l’amministrazione è stata altalenante adducendo ora un motivo ora un altro. Queste due concause paiono essere le rifiniture di carattere edilizio non ancora concluse e le lungaggini burocratiche delle procedure di autorizzazione all'esercizio e di accreditamento che ULSS e Regione dovrebbero svolgere. Tuttavia bisogna dire che dichiarare a metà giugno che il nido non apre a settembre a motivo di rifiniture ancora in corso, fa sollevare qualche dubbio: se sono rifinitura, ci vogliono due mesi e mezzo per concluderle? Inoltre le procedure di autorizzazione di cui sopra sono in capo al Comune, ovvero l'autorità che valuta il rispetto dei requisiti e che rilascia le due autorizzazioni (esercizio e accreditamento) è il Comune stesso, in quanto il nido classificato come "unità di offerta di ambito sociale" e non socio-sanitario. ULSS e Regione non c'entrano niente. Ciò significa che il Comune - se ne ha l'interesse - potrebbe svolgere le verifiche e rilasciare le autorizzazioni nel giro di qualche giorno, non di qualche mese. Tutto ciò solleva il sospetto che la non apertura del nido sia attribuibile all’assenza di iscrizioni, per altro confermata dalla procedura di raccolta delle domande delle famiglie. La nostra conclusione è che l’amministrazione si trovi di fronte all’invalicabile muro della denatalità, che non avevano minimamente considerato in fase di progettualità dell’opera. Senza peraltro perseguire la strada di agevolazione per le famiglie residenti fuori comune (penalizzate da rette sensibilmente più alte). L’unica strada a cui l’Amministrazione si trova di fronte se intende attivare quel nido, è di sottrarre le sezioni “primavera” (1-3 anni) alle scuole dell’infanzia parrocchiali, con la conseguenza di un “colpo mortale” ai bilanci di quelle scuole.