02/02/2026
SICUREZZA A VITERBO: BASTANO GLI ANNUNCI, SERVONO SCELTE CORAGGIOSE.
SICUREZZA A VITERBO: BASTANO GLI ANNUNCI, SERVONO SCELTE CORAGGIOSE.
Le liste civiche La Tuscia nel Cuore e Viterbo Progetto Futuro tornano a porre con forza il tema della sicurezza cittadina, una questione che da anni interessa Viterbo e che, negli ultimi tempi, sta assumendo contorni sempre più preoccupanti, in particolare nel centro storico e in altri quartieri della città.
Le aree del Sacrario, San Faustino, piazza della Rocca, Corso Italia, via San Lorenzo, il quartiere di San Pellegrino e viale Trento sono ormai teatro ricorrente di episodi che generano insicurezza e paura tra residenti, commercianti e visitatori. Eventi che non possono più essere minimizzati o liquidati come casi isolati.
Durante la campagna elettorale, l’attuale amministrazione aveva promesso un rafforzamento della sicurezza attraverso i cosiddetti “vigili di quartiere”, indicati come punto di riferimento e deterrente sul territorio. Oggi questi servizi risultano formalmente attivi, ma con compiti poco chiari e, soprattutto, con risultati sotto gli occhi di tutti: ciò che accade quotidianamente dimostra che questo modello, così come è stato concepito e attuato, è sostanzialmente inefficace.
È però doveroso essere chiari: la sicurezza dei cittadini non può essere affrontata solo a livello comunale. Il vero nodo è nazionale e riguarda la certezza della pena, oggi di fatto assente. In un sistema in cui prevale una percezione diffusa di impunità, ogni intervento locale rischia di essere solo un palliativo.
I gravi fatti accaduti recentemente a Torino, dove un poliziotto è stato colpito violentemente a martellate durante il servizio, rappresentano un segnale allarmante che non può essere ignorato. Episodi di questo genere dimostrano quanto le forze dell’ordine siano sempre più esposte, spesso lasciate sole e senza adeguate tutele, mentre chi delinque agisce con la consapevolezza di conseguenze minime.
Se non si cambiano le leggi, se non si regolano seriamente i flussi migratori, se non si assumono nuove forze dell’ordine e, soprattutto, se queste non vengono adeguatamente tutelate nello svolgimento del loro lavoro, il problema non può essere attribuito alla magistratura. La responsabilità è politica e ricade su un governo che continua a rimandare riforme necessarie, a partire da pene più severe e realmente applicabili.
Occorrono anche accordi internazionali chiari, che consentano a chi è clandestino e condannato per reati di scontare la pena nel proprio Paese di origine. Solo così si può ristabilire un principio di legalità credibile.
Appaiono invece sterili e strumentali alcune proposte avanzate da esponenti cittadini, come l’ipotesi di impiegare ulteriormente le forze dell’ordine in chiave puramente simbolica: operazioni più utili alla visibilità personale in vista dei prossimi appuntamenti elettorali che alla reale sicurezza dei viterbesi. Allo stesso modo, è del tutto inutile – e persino offensivo nei confronti delle donne e degli uomini in divisa – parlare di “gabbiotti” come deterrente urbano.
La sicurezza non si costruisce con slogan o trovate mediatiche. Servono leggi nuove, pene certe, condanne esemplari, un serio piano di assunzione di forze dell’ordine e una presenza costante sul territorio, anche con pattugliamenti a piedi nelle zone più sensibili della città.
Viterbo merita risposte serie, non propaganda. I cittadini hanno diritto a vivere e lavorare in una città sicura, e chi indossa una divisa ha diritto a essere rispettato, tutelato e messo nelle condizioni di operare con efficacia.
La Tuscia nel Cuore
Viterbo Progetto Futuro