16/08/2026
Un tempo una delle preoccupazioni maggiori in estate era "far fien" per nutrire gli animali in inverno.
Tagliarlo la mattina presto quando il sole doveva ancora salire, per poi nel pomeriggio, con il caldo o scotarea da bise, voltàr fién tutti insieme per farlo seccare al meglio.
Gli attrezzi erano semplici e il lavoro faticoso.
El faldin, la pìora nel c***o di bue o codàr col azeo per affilarlo, el rastèl, la forca da fien, e la m***a o la brìnzia per trasportarlo nel tabià, e si era soddisfatti solamente quando questo era pieno.
Il pericolo più grande? El temporàl.
Se il fieno quasi asciutto prendeva l'acqua, marciva o perdeva nutrimento. E allora al primo accenno di nuvole dal Visentin o dall'Alpago tutti erano arruolati per raccogliere velocemente il fieno e coprirlo con i teli o portarlo al cuèrt.
"Se piove sul fén, se perde la mètà de quel che se tèn."
E non si faceva solo nel terreno più vicino a casa, ma si partiva presto la mattina per andare anche in terreni più lontani o in quota più alta. Mio nonno e mio padre andavano a Croda Rossa.
A Fadalto il profumo di pane inondava la strada e spesso il pane finiva prima di raggiungere la meta.
"L'erba de la riva la xe sèmpre la più viva."