07/06/2026
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Siamo in attesa, ormai da troppo tempo, di vedere ripartiti i fondi del Fondo Montagna per le annualitร 2025 e 2026. Le risorse disponibili saranno probabilmente meno della metร dei 200 milioni di euro annui stanziati nel 2023 e nel 2024 โ una contrazione giร di per sรฉ significativa โ ma il problema vero รจ che il riparto alle Regioni non รจ ancora avvenuto. E non si capisce dove si sia inceppato il meccanismo.
Le Regioni non sembrano essere dโaccordo sui criteri proposti. Il che, in sรฉ, non sorprende: i criteri di riparto sono sempre terreno di negoziazione e di tensioni tra interessi territoriali diversi. Quello che sorprende, e che preoccupa, รจ il silenzio. Lโassenza di un confronto aperto, di una sede tecnica o politica dove il nodo venga sciolto con trasparenza.
Cโรจ poi una questione di fondo che non possiamo continuare ad aggirare: molte Regioni per la montagna investono pochissimo. In questo contesto, un riparto basato esclusivamente su parametri demografici o geografici rischia di premiare lโinerzia anzichรฉ lโimpegno. La proposta che avanziamo โ e che avevamo giร sostenuto nella fase parlamentare della legge, inascoltati โ รจ quella di ancorare il contributo statale allโinvestimento regionale: se una Regione destina 5, lโanno successivo riceve 5 dallo Stato. Totale: 10. Le risorse si moltiplicano, e si crea un incentivo concreto a investire, non solo ad aspettare i trasferimenti.
ร un meccanismo che funziona giร in altri ambiti โ come sui 30 milioni annui per lโassociazionismo comunale โ e che potrebbe rappresentare una svolta culturale prima ancora che finanziaria nel rapporto tra Stato, Regioni e territori montani.
Quello che non possiamo accettare in silenzio รจ un altro dato: sul riparto del Fondo statale 2025 e 2026, UNCEM non รจ stata interpellata. Non รจ una questione di forma. ร una questione di metodo e di sostanza. Chi conosce i territori, chi vive quotidianamente le difficoltร dei Comuni montani, non puรฒ essere tenuto fuori dalle sedi dove si decidono le regole del gioco. Questa esclusione indebolisce il percorso e rischia di produrre soluzioni calate dallโalto, scollate dalla realtร .
Cโรจ infine una preoccupazione che ritengo doveroso esprimere con chiarezza: a forza di non spendere le risorse stanziate, si apre uno spazio di vulnerabilitร . Risorse non utilizzate attirano attenzioni โ anche di altri Ministeri โ e una montagna giร indebolita dalla ridefinizione dei criteri di montanitร introdotta dallโultima legge difficilmente potrebbe resistere a una eventuale ricollocazione di quei fondi verso altre prioritร .
La riclassificazione dei Comuni montani, va detto, ha creato piรน conflitti che soluzioni: ha messo territori contro territori, ha generato incertezze amministrative, e nessuno โ sul campo โ ne sentiva la necessitร . Affrontare ora anche la paralisi sul Fondo Montagna, senza una regia chiara e senza il coinvolgimento delle associazioni rappresentative, significa accumulare ritardi che i territori pagheranno in termini concreti: servizi, infrastrutture, presidio umano del territorio.
ร tempo che si torni a decidere, e che lo si faccia insieme.
Giovanna Santacroce
Presidente UNCEM Puglia
Sindaco di Volturino