Sezione Comunista-Monti Prenestini

Sezione Comunista-Monti Prenestini Pagina della Sezione Comunista Monti Prenestini

23/06/2026

🔴𝐒𝐀𝐁𝐎𝐓𝐀𝐓𝐎 𝐈𝐋 𝐅𝐔𝐑𝐆𝐎𝐍𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐅𝐄𝐃𝐄𝐑𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐂𝐎𝐌𝐔𝐍𝐈𝐒𝐓𝐀 𝐃𝐈 𝐑𝐎𝐌𝐀: 𝐁𝐔𝐋𝐋𝐎𝐍𝐈 𝐒𝐕𝐈𝐓𝐀𝐓𝐈 𝐀𝐋 𝐌𝐄𝐑𝐂𝐀𝐓𝐎 𝐃𝐈 𝐏𝐀𝐋𝐄𝐒𝐓𝐑𝐈𝐍𝐀.

𝐍𝐎𝐍 𝐔𝐍 𝐏𝐀𝐒𝐒𝐎 𝐈𝐍𝐃𝐈𝐄𝐓𝐑𝐎

La Segreteria della Federazione Comunista di Roma denuncia un nuovo e grave episodio di intimidazione nei confronti dei propri militanti.

Sabato 20 giugno, come annunciato in un precedente comunicato, la Federazione Comunista di Roma aveva organizzato un banchetto per la raccolta firme a sostegno della neutralità permanente dell’Italia, nel rispetto dell’articolo 11 della Costituzione, presso il mercato di Palestrina.

Durante l’iniziativa, ignoti hanno manomesso il nostro furgone, svitando i bulloni di una ruota anteriore. Un gesto estremamente grave che avrebbe potuto provocare conseguenze drammatiche per l’incolumità dei nostri compagni e delle persone presenti.

Non si tratta purtroppo di un episodio isolato. Il precedente più grave risale al 9 novembre 2024, quando, durante un’iniziativa al mercato di Zagarolo, un nazista ucraino aggredì alcuni nostri militanti con una bomboletta spray urticante, costringendo due compagni a ricorrere alle cure mediche.

Quanto accaduto a Palestrina non può essere liquidato come una semplice coincidenza. Sono sempre più frequenti, a Roma come nel resto del Paese, aggressioni, intimidazioni, atti vandalici e provocazioni contro militanti, organizzazioni e sedi antifasciste.

Mentre il governo Meloni restringe progressivamente gli spazi di democrazia, partecipazione e dissenso, cresce un clima di tolleranza nei confronti della violenza politica praticata da gruppi neofascisti e neonazisti, alimentando un contesto sempre più preoccupante per chi si batte in difesa dei diritti sociali, della pace e della Costituzione.

Non sarà certamente questo episodio a intimidirci. Al contrario, esso rafforza la nostra convinzione circa la necessità di intensificare la vigilanza e l’attività antifascista, in difesa della libertà, della Costituzione repubblicana e dei diritti dei lavoratori e degli studenti, contro i venti di guerra e contro ogni tentativo di repressione del dissenso.

Contro il fascismo – in ogni sua forma e da qualunque parte esso provenga – continueremo a lottare con determinazione, denunciandolo e contrastandolo in ogni sede e con ogni mezzo democratico a nostra disposizione.

Conosciamo bene le modalità con cui il fascismo e i suoi servi cercano di colpire: la delazione, la collusione, il silenzio complice e compiacente, le intimidazioni, le menzogne e le aggressioni. Sono pratiche che combattiamo da sempre e che continueremo a combattere senza esitazioni.

La verità è sempre rivoluzionaria. Per essa continueremo a batterci, senza arretrare di un passo e senza permettere che chi agisce nell’ombra possa sentirsi impunito.

NON UN PASSO INDIETRO

22/06/2026

🔴𝐕𝐄𝐑𝐆𝐎𝐆𝐍𝐀 𝐀𝐋 𝐗𝐈𝐈𝐈 𝐌𝐔𝐍𝐈𝐂𝐈𝐏𝐈𝐎 𝐃𝐈 𝐑𝐎𝐌𝐀!!!

‼️𝐏𝐃 𝐄 𝐅𝐃𝐈 𝐈𝐍𝐒𝐈𝐄𝐌𝐄‼️

𝐏𝐄𝐑 𝐀𝐅𝐅𝐎𝐒𝐒𝐀𝐑𝐄 𝐋𝐀 𝐌𝐎𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐒𝐔 𝐈𝐒𝐑𝐀𝐄𝐋𝐄: 𝐋’𝐀𝐍𝐓𝐈𝐅𝐀𝐒𝐂𝐈𝐒𝐌𝐎 𝐃𝐈 𝐏𝐀𝐒𝐒𝐄𝐑𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐅𝐈𝐍𝐈𝐒𝐂𝐄 𝐃𝐎𝐕𝐄 𝐈𝐍𝐈𝐙𝐈𝐀 𝐋𝐀 𝐏𝐀𝐋𝐄𝐒𝐓𝐈𝐍𝐀

La Federazione Comunista di Roma denuncia quanto avvenuto giovedi scorso nel Municipio XIII di Roma, dove Partito Democratico e Fratelli d’Italia hanno agito di fatto in modo congiunto per impedire la votazione della mozione a sostegno della delibera di iniziativa popolare che chiede l’interruzione degli accordi tra Roma Capitale e lo Stato di Israele.

L’abbandono dell’aula da parte di consiglieri appartenenti alle due forze politiche ha fatto venir meno il numero legale, impedendo il voto e privando migliaia di cittadine e cittadini del diritto di vedere discussa una proposta sostenuta da oltre 16.000 firme. Non un incidente, non una casualità, ma una precisa scelta politica.

Ancora una volta emerge la convergenza sostanziale tra PD e Fratelli d’Italia quando si tratta di garantire copertura politica a Israele e di ostacolare ogni presa di posizione netta contro il genocidio in corso in Palestina. Dietro le contrapposizioni di facciata, destra e centrosinistra dimostrano di condividere la stessa indisponibilità a rompere i rapporti con uno Stato responsabile di crimini gravissimi contro il popolo palestinese.

Particolarmente grave è l’atteggiamento del Partito Democratico e del sindaco Gualtieri. Mentre il PD continua a costruire la propria immagine pubblica attorno a un antifascismo ridotto a rituale mediatico e a sfilare nelle passerelle istituzionali del Pride romano, Roma Capitale continua a balbettare di fronte a uno dei più gravi massacri del nostro tempo. Si preferiscono le dichiarazioni simboliche e gli eventi da vetrina piuttosto che assumere decisioni politiche concrete e coerenti.

La dignità della Capitale non si difende con le fotografie e le celebrazioni di circostanza. Si difende prendendo posizione contro la guerra, contro il colonialismo, contro il genocidio e interrompendo ogni forma di collaborazione con chi ne è responsabile. Su questo terreno il PD si dimostra ogni giorno più subalterno agli equilibri del potere nazionale e internazionale.

Roma non può continuare a ignorare la volontà popolare espressa da migliaia di cittadini. La delibera promossa dalla campagna “Roma sa da che parte stare” deve essere immediatamente calendarizzata e discussa in Assemblea Capitolina.

In settimana la mozione tornerà in aula e seguiremo gli eventi. Perché la solidarietà con il popolo palestinese non può essere ridotta a una formula retorica e perché la complicità delle amministrazioni locali con lo Stato israeliano deve finire.

PD e FDI hanno scelto di scappare dal voto.
Roma deve scegliere da che parte stare.
Fuori Israele dalla Capitale.
Palestina libera.

Federazione Comunista di Roma

NON UN PASSO INDIETRO

20/06/2026
19/06/2026

🔴𝐈 𝐏𝐀𝐋𝐀𝐙𝐙𝐈𝐍𝐀𝐑𝐈 𝐀𝐋𝐋’𝐀𝐒𝐒𝐀𝐋𝐓𝐎 𝐃𝐄𝐋𝐋’𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀

𝐂𝐎𝐋𝐏𝐄𝐕𝐎𝐋𝐈 𝐌𝐀 𝐈𝐍𝐍𝐎𝐂𝐄𝐍𝐓𝐈, 𝐈𝐍𝐍𝐎𝐂𝐄𝐍𝐓𝐈 𝐌𝐀 𝐂𝐎𝐋𝐏𝐄𝐕𝐎𝐋𝐈
La sentenza di assoluzione dai reati di abuso edilizio relativa al caso della Torre Milano apre la strada all’assalto definitivo della speculazione nelle città e nei territori di tutto il Paese.

I fatti sono noti e l’esito delle indagini appariva ampiamente prevedibile. Un edificio di via Stresa a Milano, la cosiddetta Torre Milano, originariamente di tre piani, attraverso una semplice SCIA per interventi di ristrutturazione e riqualificazione, si è trasformato in un grattacielo di 24 piani per un’altezza complessiva di 87 metri.

Secondo quanto stabilito dal Tribunale, non vi sarebbe stato alcun reato, poiché tale procedura risultava coerente con una prassi amministrativa consolidata nel quadro interpretativo del regolamento edilizio del Comune di Milano, precedente alle modifiche legislative intervenute nel 2023. In assenza di orientamenti normativi univoci, quella prassi è stata ritenuta parte ordinaria dell’iter amministrativo.

Le conseguenze di questa decisione vanno però ben oltre il singolo procedimento. Potrà infatti essere regolarizzato anche il caso del Park Tower di via Crescenzago, nell’area del Parco Lambro, dove un semplice magazzino è stato trasformato in due torri rispettivamente di 81 e 59 metri. Analoga sorte potrebbe riguardare numerosi altri interventi realizzati a Milano secondo le medesime interpretazioni del regolamento edilizio comunale.

Milano, dunque, non rappresenta un’eccezione, ma rischia di diventare il modello di riferimento per speculatori e palazzinari di tutto il Paese.

In questa direzione si inserisce anche il cosiddetto Piano Casa del Governo Meloni, approvato con il D.L. 66/2026, che sembra riproporre su scala nazionale la logica già sperimentata nel capoluogo lombardo. Il provvedimento introduce ulteriori semplificazioni amministrative, consentendo ristrutturazioni, demolizioni e ricostruzioni mediante semplice SCIA, senza la necessità del permesso di costruire, e facilitando il cambio di destinazione d’uso degli immobili.

Nella sua prima formulazione, il decreto arrivava perfino a svuotare il ruolo delle soprintendenze nelle autorizzazioni paesaggistiche sugli immobili da riqualificare. La successiva mediazione politica ha portato all’istituzione della Conferenza dei Servizi semplificata, chiamata a concludere il proprio iter entro 30 giorni: un termine che, nella realtà italiana, rischia semplicemente di rinviare di un mese la formalizzazione di operazioni speculative già decise.

In questo quadro non poteva mancare il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che sembra voler competere sul terreno della creatività amministrativa al servizio degli interessi finanziari ed edilizi. Per superare le contestazioni relative alla realizzazione dello stadio privato della Roma a Pietralata, il Commissario Straordinario per gli stadi e le infrastrutture UEFA 2032, Massimo Sessa, ha firmato la prima ordinanza che inserisce il nuovo impianto tra le opere di interesse nazionale.

Una scelta che comprime drasticamente tempi e procedure di verifica, riducendo a un massimo di 90 giorni l’intero percorso autorizzativo, compresa la Valutazione di Impatto Ambientale, limitando fortemente gli spazi di controllo pubblico e di partecipazione democratica.

Mentre continuano a mancare case popolari, sanità pubblica efficiente, trasporti adeguati, verde urbano, servizi e spazi accessibili, si privilegia un’operazione sostenuta da enormi interessi finanziari, con il coinvolgimento di grandi gruppi bancari internazionali come Bank of America, JP Morgan e Goldman Sachs.

Un ulteriore esempio è rappresentato dal progetto del termovalorizzatore di Santa Palomba, sostenuto dall’amministrazione capitolina e dalla Regione Lazio. L’impianto sorgerà in un’area che interessa il bacino territoriale di importanti strutture sanitarie, tra cui la clinica Sant’Anna di Pomezia, l’Ospedale dei Castelli e l’Ospedale San Sebastiano.

Per il monitoraggio sanitario e la sorveglianza epidemiologica degli effetti a breve e lungo termine sulla popolazione residente verrà istituito un tavolo tecnico dal quale, tuttavia, saranno esclusi i sindaci dei comuni interessati. Una scelta grave, poiché i sindaci sono, per legge, autorità sanitarie locali e ufficiali di governo, con precise responsabilità nella tutela della salute pubblica e della collettività.

Diventa sempre più evidente la strategia predatoria del capitalismo contemporaneo, che utilizza i propri rappresentanti politici, a seconda delle convenienze e delle circostanze, tanto nel centrosinistra quanto nella destra, per realizzare un progetto di trasformazione delle città e dei territori in semplici asset finanziari. In questo modello, i cittadini e le comunità locali vengono considerati un ostacolo da neutralizzare attraverso l’esclusione dai processi decisionali e, quando necessario, attraverso strumenti repressivi e securitari.

Di fronte a questo scenario è necessario rendere organica, strutturata e organizzata tutta l’opposizione sociale che nasce nei quartieri, nelle città e nei territori contro la speculazione, la privatizzazione dei beni comuni e la subordinazione degli interessi collettivi a quelli della rendita finanziaria.

Ai comunisti spetta il compito di contribuire alla costruzione di una grande organizzazione di massa, capace di unificare le lotte sociali, ambientali e territoriali, ostacolando e sconfiggendo le logiche del profitto e della speculazione.

La prospettiva del socialismo non rappresenta soltanto una critica dell’esistente, ma una concreta alternativa di difesa e di emancipazione per le classi popolari, affinché cittadini e lavoratori possano tornare ad essere protagonisti del proprio destino e del futuro delle proprie comunità.

Federazione Comunista di Roma
Roma, giugno 2026

18/06/2026

🔴𝐂𝐆𝐈𝐋, 𝐂𝐈𝐒𝐋 𝐞 𝐔𝐈𝐋 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐭𝐨𝐜𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐨, 𝐝𝐚 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐞𝐫𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚 𝐠𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐚𝐝𝐫𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞

L’ipotesi di accordo quadro presentata da CGIL, CISL e UIL sul tema dei contratti e della rappresentanza rappresenta l’ennesima dimostrazione di una realtà che milioni di lavoratori hanno ormai compreso da tempo: la triplice non è più soltanto il sindacato della concertazione, ma è diventata parte integrante del sistema di potere che opprime il mondo del lavoro.

Come evidenziato dall’USB nella sua analisi del documento, dietro le formule burocratiche e le dichiarazioni di principio non esiste alcuna volontà di aumentare realmente i salari, contrastare lo sfruttamento o restituire forza contrattuale ai lavoratori. Esiste invece la volontà di conservare un assetto che garantisce ai grandi gruppi economici, alle associazioni datoriali e alle istituzioni europee la continuità delle politiche che hanno impoverito il Paese negli ultimi trent’anni.

Mentre i salari italiani restano tra i più bassi d’Europa, mentre il costo della vita continua a crescere e milioni di persone scivolano verso la povertà lavorativa, CGIL, CISL e UIL firmano un documento che lascia sostanzialmente tutto immutato. Nessuna rottura con i meccanismi che hanno prodotto il crollo del potere d’acquisto. Nessuna rivendicazione forte. Nessuna mobilitazione generale. Solo la conferma delle stesse regole che hanno garantito ai padroni profitti crescenti e ai lavoratori sacrifici continui.

La parte più significativa del testo riguarda infatti la difesa del ruolo della triplice all’interno del sistema contrattuale. L’obiettivo non è conquistare salari migliori, ma preservare il proprio monopolio della rappresentanza. Non è difendere i lavoratori, ma difendere la propria funzione all’interno dell’ordine esistente.

È il punto di arrivo di una trasformazione iniziata decenni fa. La concertazione sociale, già responsabile dell’arretramento dei diritti e della compressione salariale, si è evoluta in qualcosa di ancora più grave: una vera e propria condivisione del potere con la classe dominante italiana. CGIL, CISL e UIL non si limitano più a mediare tra capitale e lavoro. Sempre più spesso ne amministrano gli equilibri, contribuendo a disinnescare il conflitto sociale e a neutralizzare qualsiasi risposta organizzata dei lavoratori.

Di fronte all’aumento dello sfruttamento, alla precarietà strutturale, alle delocalizzazioni, alle privatizzazioni e alla devastazione dello stato sociale, la triplice continua a proporre moderazione, compatibilità e collaborazione con gli stessi soggetti responsabili di questo disastro.

L’impegno tardivo ad estendere le RSU nelle aziende più piccole appare quasi una beffa. Dopo aver accettato per anni la marginalizzazione di milioni di lavoratori privi di qualsiasi rappresentanza effettiva, oggi CGIL, CISL e UIL fingono di accorgersi di un problema che hanno contribuito a creare.

Questo accordo segna probabilmente il punto più basso della storia della triplice. Non soltanto perché non offre alcuna risposta alla crisi salariale, ma perché certifica definitivamente la distanza tra queste organizzazioni e gli interessi reali della classe lavoratrice.

Per la Federazione Comunista di Roma è necessario ricostruire un sindacalismo di classe, conflittuale e indipendente dal padronato, dai governi e dalle compatibilità imposte dal sistema economico. I lavoratori hanno bisogno di strumenti di lotta, non di amministratori della loro sconfitta.

Fonte: elaborazione della Federazione Comunista di Roma sull’analisi pubblicata dall’USB riguardo l’ipotesi di accordo quadro tra CGIL, CISL e UIL e le associazioni datoriali.

17/06/2026

🔴𝐕𝐀𝐍𝐍𝐀𝐂𝐂𝐈 𝐄 𝐈 𝐒𝐔𝐎𝐈 𝐂𝐎𝐌𝐏𝐋𝐈𝐂𝐈🔴

La crescente esposizione mediatica del generale Roberto Vannacci non è il risultato di un fenomeno spontaneo. Al contrario, è il prodotto di una precisa dinamica politica e comunicativa che coinvolge non soltanto la destra, ma anche una parte significativa del sistema mediatico e politico nel suo complesso.

Da mesi Vannacci occupa stabilmente giornali, televisioni, talk show e piattaforme digitali. Le sue dichiarazioni vengono rilanciate, commentate, contestate e riproposte in un ciclo continuo che ne accresce costantemente la notorietà. La stampa di destra lo utilizza come punto di riferimento per l’elettorato più nazionalista e reazionario; quella vicina al centrosinistra, pur criticandolo, contribuisce ugualmente a trasformarlo in un protagonista permanente del dibattito pubblico. Il risultato è che un personaggio che rappresenta una minoranza politica ottiene una visibilità sproporzionata rispetto al suo reale peso sociale.

Questa operazione si inserisce nel quadro della profonda crisi della democrazia rappresentativa. In Italia tra il 40% e il 45% degli aventi diritto non partecipa regolarmente al voto. Cresce l’astensione perché milioni di persone non si sentono rappresentate da un sistema politico incapace di rispondere alle contraddizioni economiche e sociali prodotte dal capitalismo contemporaneo.

In questo contesto il centrodestra si trova in una fase di difficoltà nel consolidamento del consenso. Una parte dell’elettorato populista e antisistema che aveva inizialmente guardato con favore al Movimento 5 Stelle è rimasta delusa dalle forze che oggi governano il Paese. Vannacci svolge quindi una funzione precisa: dire ciò che il governo Meloni non può affermare apertamente, raccogliendo e radicalizzando il malcontento su un terreno nazionalista, identitario e xenofobo.

Ma il fenomeno Vannacci appare funzionale anche all’altra faccia del bipolarismo. Una parte della sinistra istituzionale, incapace di costruire una reale alternativa politica e sociale, continua a ricercare la mobilitazione attraverso il richiamo al cosiddetto “voto utile”. Per questo Vannacci diventa il nemico ideale: una figura utile a ricompattare il fronte antifascista attorno al Campo Largo senza affrontare le ragioni profonde della crisi sociale e democratica.

La domanda che poniamo è semplice: utile a cosa? A riportare al governo il Partito Democratico e i suoi alleati? E soprattutto, con quale programma? Quello che negli ultimi decenni ha contribuito alla precarizzazione del lavoro, alla riduzione dello stato sociale e all’allontanamento di milioni di persone dalla partecipazione politica?

Quanto accaduto il 13 giugno a Roma è emblematico. La destra ha sostenuto apertamente la manifestazione promossa dal generale, inviando propri rappresentanti e dirigenti. La sinistra di governo, invece, ha consentito che essa si svolgesse senza mettere in campo un’effettiva opposizione istituzionale.

Il sindaco Roberto Gualtieri dispone, nell’ambito delle competenze attribuitegli dal Testo Unico degli Enti Locali in materia di sicurezza urbana, di strumenti che avrebbero potuto essere utilizzati per contrastare o quantomeno ostacolare una manifestazione fondata sulla propaganda della cosiddetta “remigrazione”, concetto incompatibile con i principi di uguaglianza e dignità sanciti dalla Costituzione repubblicana.

Eppure non si è assistito ad alcuna iniziativa significativa in questa direzione. Ancora una volta, l’opposizione concreta è venuta da quella parte del movimento antifascista che continua a mobilitarsi nelle piazze senza attendere autorizzazioni o indicazioni dall’alto.

Ci domandiamo allora perché le istituzioni capitoline abbiano scelto una posizione di sostanziale passività. Perché non assumere un ruolo guida nel contrasto politico e culturale a una manifestazione che diffonde idee discriminatorie e pericolose? Perché lasciare che fosse esclusivamente il popolo antifascista a rappresentare un argine visibile?

Per quanto ci riguarda, Vannacci potrebbe anche rivelarsi un fenomeno temporaneo, destinato a ridimensionarsi nel momento in cui il sistema politico riterrà esaurita la sua funzione. La storia recente offre diversi esempi di movimenti e personaggi improvvisamente scomparsi dalla scena pubblica una volta venuta meno la loro utilità.

Ma sarebbe un errore limitarsi alla dimensione personale del fenomeno. Ciò che conta non è soltanto Vannacci, bensì il terreno politico e culturale che rende possibile la sua affermazione. La storia insegna che le forze reazionarie crescono grazie alle complicità, alle sottovalutazioni e alle ambiguità delle classi dirigenti.

Nel 1922 lo Stato italiano disponeva degli strumenti necessari per impedire l’avanzata fascista, ma scelse di non utilizzarli. Le responsabilità politiche di quella scelta sono note. Naturalmente la storia non si ripete mai nelle stesse forme, ma ogni volta che le istituzioni tollerano o normalizzano la diffusione di idee autoritarie e discriminatorie, si apre uno spazio che le destre estreme sono pronte a occupare.

Per questo respingiamo ogni tentativo di normalizzazione del razzismo, del nazionalismo esasperato e delle ideologie autoritarie. Il contrasto al neofascismo non può essere ridotto a uno slogan elettorale né utilizzato come strumento di marketing politico. Deve tradursi nella costruzione di una reale alternativa sociale, politica e culturale.

I fascisti non rappresentano un’anomalia esterna al sistema. Nella nostra lettura storica essi costituiscono l’estrema linea di difesa degli interessi dominanti nei momenti di maggiore crisi. Per questa ragione la vigilanza democratica, l’organizzazione popolare e il conflitto sociale restano strumenti indispensabili per impedire che il malcontento venga incanalato verso soluzioni reazionarie.

NON UN PASSO
INDIETRO

Federazione Comunista di Roma

15/06/2026

🔴𝐀𝐒𝐒𝐄𝐌𝐁𝐋𝐄𝐀 𝐍𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐀𝐋𝐄
🚩𝐏𝐄𝐑 𝐔𝐍 𝐂𝐀𝐌𝐏𝐎 𝐈𝐍𝐃𝐈𝐏𝐄𝐍𝐃𝐄𝐍𝐓𝐄🚩

𝐋𝐀 𝐅𝐂𝐑 𝐏𝐑𝐎𝐏𝐎𝐍𝐄 𝐏𝐀𝐑𝐓𝐈𝐓𝐎 𝐔𝐍𝐈𝐂𝐎 𝐄 𝐅𝐑𝐀𝐍𝐂𝐄𝐒𝐂𝐀 𝐀𝐋𝐁𝐀𝐍𝐄𝐒𝐄 𝐏𝐑𝐄𝐒𝐈𝐃𝐄𝐍𝐓𝐄

Domenica 14 giugno, presso l’Hotel Hive a Roma, la Federazione Comunista di Roma ha partecipato con una propria delegazione all’Assemblea Nazionale indetta da Potere al Popolo, convocata con l’obiettivo di costruire un Campo Indipendente, alternativo tanto al centrodestra quanto al centrosinistra.

Nel corso dell’iniziativa è intervenuto il responsabile dell’Organizzazione della Federazione Comunista di Roma, Gianluca Giampà, che ha dichiarato:

«Il campo del No al referendum sulla riforma Nordio non è identificabile con il Campo Largo. Una parte significativa di quel popolo non si riconosce nel centrosinistra. È necessario recuperare consenso affrontando anche le questioni che vengono percepite come prioritarie nelle periferie urbane e nelle aree provinciali, a partire dai temi della legalità. A chi è preoccupato dall’infiltrazione della criminalità nei quartieri popolari e dalla diffusione dello spaccio nei pressi delle scuole occorre fornire risposte concrete, per evitare che le destre cavalchino queste paure.

Denunciamo inoltre le contraddizioni del Campo Largo e del Partito Democratico, che in Parlamento chiedono sanzioni contro Israele, mentre a Roma non interrompono i rapporti istituzionali con il governo Netanyahu e a Milano sostengono il gemellaggio con Tel Aviv.

Sulla manifestazione per la remigrazione, riteniamo che l’amministrazione capitolina avesse gli strumenti per impedirne lo svolgimento. Gualtieri, che viene spesso descritto come uno dei sindaci più potenti d’Europa, usa i suoi poteri per svendere la Centrale del Latte di Roma, per imporre l’inceneritore di Santa Palomba, per portare avanti la costruzione del Nuovo Acquedotto Marcio a discapito della Valle dell’Aniene e per sostenere il progetto dello Stadio di Pietralata a danno delle aree verdi popolari. Tuttavia, non ha utilizzato gli stessi poteri, pur avendone la facoltà, per impedire lo svolgimento della manifestazione della remigrazione. Si è invece preferito consentire la sfilata dei gruppi fascisti per poi rilanciare la retorica del voto utile al Campo Largo in nome dell’antifascismo. Per quel che ci riguarda, esiste una sola remigrazione: quella delle basi militari degli Stati Uniti d’America.

Al sovranismo della destra e al servilismo euro-atlantico della sinistra contrapponiamo il patriottismo popolare che trae origine dalla Resistenza partigiana e dalle esperienze antimperialiste internazionali. La Federazione Comunista di Roma auspica non solo la costruzione di un campo indipendente, ma anche la nascita di un soggetto politico unitario capace di guidare le forze popolari del Paese. Una prospettiva che, a nostro avviso, potrebbe trovare nella compagna Francesca Albanese un autorevole punto di riferimento».

La Federazione Comunista di Roma proseguirà il proprio lavoro politico e organizzativo per rafforzare l’autonomia delle forze popolari e la costruzione di un’alternativa politica indipendente.

Non un passo indietro.

Guardate l’assemblea integrale al link seguente

https://contropiano.org/news/politica-news/2026/06/15/potere-al-popolo-per-un-fronte-politico-alternativo-e-indipendente-0196085


11/06/2026

🔴𝐅𝐈𝐔𝐌𝐈𝐂𝐈𝐍𝐎-𝐈𝐒𝐎𝐋𝐀 𝐒𝐀𝐂𝐑𝐀: 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐑𝐎 𝐈𝐋 𝐏𝐎𝐑𝐓𝐎 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐒𝐏𝐄𝐂𝐔𝐋𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄. 𝐆𝐔𝐀𝐋𝐓𝐈𝐄𝐑𝐈 𝐄 𝐑𝐎𝐂𝐂𝐀 𝐀𝐒𝐒𝐄𝐍𝐓𝐈, 𝐃𝐄𝐒𝐓𝐑𝐀 𝐄 𝐒𝐈𝐍𝐈𝐒𝐓𝐑𝐀 𝐃𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐒𝐓𝐄𝐒𝐒𝐀

La Federazione Comunista di Roma esprime il proprio sostegno alle associazioni, ai comitati e ai cittadini che si stanno battendo contro il progetto del porto turistico-crocieristico di Isola Sacra e saluta positivamente l’intervento al TAR del Lazio presentato da Italia Nostra a sostegno del ricorso già promosso da Tavoli del Porto, LIPU BirdLife Italia, SAIFO, Unione Inquilini e numerosi residenti del territorio.

Le motivazioni alla base dell’opposizione a questa opera sono ormai sotto gli occhi di tutti. I rischi per l’ambiente, per la biodiversità, per il paesaggio costiero, per il patrimonio archeologico e per la sicurezza idrogeologica del territorio sono stati documentati e denunciati da associazioni autorevoli e da migliaia di cittadini. Eppure il progetto continua il suo iter, sostenuto dagli interessi economici delle grandi multinazionali della crocieristica e della speculazione immobiliare.

Di fronte a tutto questo colpisce l’assordante silenzio delle istituzioni. Dov’è il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri? Dov’è il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca? Ancora una volta, quando si tratta di difendere il territorio dagli appetiti dei grandi gruppi economici, le differenze tra centrodestra e centrosinistra svaniscono. Cambiano le parole, cambiano i simboli di partito, ma le scelte restano le stesse.

Su Isola Sacra, come su molte altre grandi opere imposte ai territori, destra e sinistra dimostrano di essere due facce della stessa medaglia. Entrambe subordinate agli interessi del capitale privato, entrambe disponibili a sacrificare ambiente, salute e qualità della vita in nome di una presunta crescita economica che arricchisce pochi e scarica i costi sulle comunità locali.

L’autorizzazione concessa alla Royal Caribbean, colosso statunitense proprietario delle più grandi navi da crociera del mondo, rappresenta l’ennesimo regalo ai grandi interessi internazionali. Mentre si moltiplicano i proclami sulla sostenibilità ambientale, si favorisce la costruzione di infrastrutture mastodontiche che aumenteranno traffico navale, inquinamento e consumo di suolo su un tratto di costa già fragile e sottoposto a enormi pressioni.

Ancora più grave è la prospettiva di sommare a questo progetto quello del porto commerciale di Fiumicino Nord. Due gigantesche infrastrutture portuali concentrate nello stesso tratto di litorale, a pochi chilometri di distanza, con effetti devastanti sull’equilibrio ambientale e sulle attività economiche e sociali già presenti sul territorio.

Dietro queste scelte emerge una visione di sviluppo vecchia e fallimentare, fondata sulla cementificazione, sulla privatizzazione degli spazi e sulla subordinazione dei territori alle esigenze della grande finanza e delle multinazionali. Una visione incompatibile con la tutela dell’ambiente e con gli interessi delle classi popolari.

La Federazione Comunista di Roma sostiene la richiesta di annullamento del decreto ministeriale che ha autorizzato il porto di Isola Sacra e invita tutte le realtà sociali, associative e politiche del territorio a rafforzare la mobilitazione.

Il litorale romano non è in vendita. Non sarà la Royal Caribbean a decidere il futuro di Isola Sacra, né saranno le complicità e le omissioni di Gualtieri e Rocca a fermare la battaglia di chi difende il territorio.

Contro la speculazione, contro la devastazione ambientale, contro l’alleanza tra poteri economici e istituzioni: avanti con la mobilitazione popolare.

Federazione Comunista di Roma

10/06/2026

🔴𝐏𝐄𝐑 𝐔𝐍’𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀 𝐍𝐄𝐔𝐓𝐑𝐀𝐋𝐄🔴

𝐋𝐀 𝐅𝐄𝐃𝐄𝐑𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐂𝐎𝐌𝐔𝐍𝐈𝐒𝐓𝐀 𝐃𝐈 𝐑𝐎𝐌𝐀 𝐀𝐃𝐄𝐑𝐈𝐒𝐂𝐄 𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐏𝐑𝐎𝐏𝐎𝐒𝐓𝐀 𝐃𝐈 𝐋𝐄𝐆𝐆𝐄 𝐂𝐎𝐒𝐓𝐈𝐓𝐔𝐙𝐈𝐎𝐍𝐀𝐋𝐄 𝐏𝐄𝐑 𝐋𝐀 𝐍𝐄𝐔𝐓𝐑𝐀𝐋𝐈𝐓À 𝐏𝐄𝐑𝐌𝐀𝐍𝐄𝐍𝐓𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋’𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀

La Federazione Comunista di Roma comunica la propria adesione e il proprio sostegno alla proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare per la modifica dell’articolo 11 della Costituzione e l’introduzione dello status di neutralità permanente dell’Italia, promossa dal Comitato Italia Neutrale e dal suo Presidente, Bruno Scapini. La Federazione sosterrà fisicamente lo sforzo per raggiungere le 50.000 firme per presentare la proposta di legge entro il 26 settembre 2026. E’ possibile firmare online cliccando a questo link

https://comitatoitalianeutrale.it/

Non è casuale che questa adesione venga resa pubblica il 10 giugno, una data che appartiene alla memoria storica del nostro Paese. Il 10 giugno 1940 il regime fascista di Benito Mussolini annunciava l’ingresso dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale al fianco della Germania nazista, trascinando il popolo italiano in una tragedia che sarebbe costata centinaia di migliaia di vite, distruzione, miseria e perdita della sovranità nazionale.

A distanza di ottantasei anni da quella scelta disastrosa, riteniamo doveroso affermare con forza che non deve più essere consentito a nessuna classe dirigente di trascinare il nostro Paese dentro guerre che non appartengono agli interessi del popolo italiano. La lezione della storia impone oggi una scelta chiara di pace, neutralità e indipendenza.

Per questo consideriamo la proposta del Comitato Italia Neutrale un’iniziativa di grande valore politico e costituzionale, capace di rafforzare il dettato dell’articolo 11 e di dare concreta attuazione al ripudio della guerra sancito dalla Costituzione repubblicana.

Le ragioni della nostra adesione

La Federazione Comunista di Roma aderisce e sostiene convintamente la proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare finalizzata al rafforzamento dell’articolo 11 della Costituzione e all’introduzione del principio della neutralità permanente dell’Italia.

Si tratta di una proposta pienamente coerente con il percorso politico, culturale e programmatico che la nostra organizzazione porta avanti da anni attraverso documenti congressuali, elaborazioni teoriche, iniziative pubbliche e mobilitazioni sui temi della pace, della sovranità nazionale, dell’autodeterminazione dei popoli e del rifiuto della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.

La Federazione Comunista di Roma considera l’articolo 11 della Costituzione del 1948 uno dei pilastri fondamentali della Repubblica nata dalla Resistenza antifascista. Il ripudio della guerra non può essere ridotto a una semplice dichiarazione di principio, ma deve tradursi in una precisa scelta politica e strategica dello Stato italiano.

Per questa ragione sosteniamo da tempo la necessità dell’uscita dell’Italia dalla NATO e da ogni sistema di alleanze militari che limita la sovranità del nostro Paese e lo espone al rischio di essere coinvolto in conflitti che non rispondono agli interessi del popolo italiano. L’Italia deve tornare a essere protagonista di una politica estera indipendente, fondata sulla cooperazione internazionale, sul dialogo tra i popoli e sulla costruzione della pace.

La proposta di introdurre nella Costituzione il principio della neutralità permanente rappresenta un passo importante in questa direzione. Essa consentirebbe all’Italia di rafforzare la propria autonomia politica, economica e diplomatica, contribuendo alla stabilità del Mediterraneo e del continente europeo.

La nostra visione è quella di un’Europa dei popoli, libera dalle logiche dei blocchi contrapposti, fondata sulla cooperazione, sul rispetto reciproco e sulla sovranità delle nazioni. Per questa ragione guardiamo con preoccupazione alla crescente deriva militarista che attraversa l’Unione Europea, alle politiche di riarmo promosse dalle sue istituzioni e alla volontà di trasformare il continente in uno spazio sempre più subordinato alle logiche della contrapposizione militare.

Riteniamo particolarmente pericoloso il riemergere di un protagonismo tedesco incentrato sull’aumento delle spese militari e sul rafforzamento delle capacità belliche, così come giudichiamo irresponsabili le continue spinte all’escalation provenienti da alcuni governi dell’Europa orientale e baltica, caratterizzate da una persistente ostilità verso la Federazione Russa e da una retorica che alimenta la contrapposizione anziché favorire il dialogo e la sicurezza collettiva.

In questo quadro la Federazione Comunista di Roma ha sempre sviluppato rapporti di dialogo e amicizia con la comunità russa presente in Italia e mantiene relazioni positive con le rappresentanze diplomatiche della Federazione Russa e della Repubblica di Bielorussia, nella convinzione che il confronto e la diplomazia siano strumenti indispensabili per prevenire i conflitti e costruire relazioni internazionali equilibrate.

Coerentemente con questa impostazione, ci opponiamo al continuo coinvolgimento dell’Italia nella guerra in Ucraina attraverso l’invio di armi, fondi e assistenza militare. Riteniamo che la pace non possa essere costruita alimentando il conflitto, ma attraverso il negoziato, la diplomazia e il cessate il fuoco.

Allo stesso modo denunciamo il sostegno politico, economico e militare che i governi italiani hanno garantito e continuano a garantire a Israele. Riteniamo inaccettabile l’atteggiamento dell’Unione Europea, che continua a mantenere una posizione ambigua sulla questione palestinese, evitando di adottare sanzioni efficaci nei confronti del governo israeliano e di interrompere ogni forma di cooperazione e fornitura militare. La pace e il rispetto del diritto internazionale devono valere per tutti i popoli senza doppi standard.

La Federazione Comunista di Roma ribadisce inoltre la propria solidarietà al popolo cubano, da decenni sottoposto a un embargo economico che continua a colpire la popolazione e a limitare il pieno sviluppo del Paese. La fine dell’assedio economico contro Cuba rappresenta una necessità di giustizia e di rispetto della sovranità dei popoli.

Con altrettanta fermezza esprimiamo la nostra contrarietà alle politiche aggressive perseguite dagli Stati Uniti nei confronti dell’Iran e all’utilizzo della forza e delle sanzioni come strumenti ordinari di pressione internazionale. La pace e la stabilità internazionale non possono essere costruite attraverso minacce, interventi militari e politiche di potenza.

La nostra opposizione all’imperialismo non è selettiva. Essa riguarda ogni forma di dominio politico, economico e militare esercitata dalle grandi potenze sui popoli e sulle nazioni sovrane. In particolare denunciamo il ruolo dell’imperialismo statunitense, che continua a utilizzare basi militari, sanzioni economiche e pressioni geopolitiche per mantenere assetti internazionali fondati sulla subordinazione dei popoli e degli Stati.

Chiediamo il ritiro di tutti i contingenti militari italiani impegnati all’estero e la fine della partecipazione del nostro Paese a missioni che sottraggono risorse preziose ai bisogni reali della popolazione.

Le enormi somme oggi destinate alle spese militari, al riarmo, alle missioni all’estero e agli aiuti militari devono essere reindirizzate verso le priorità sociali e nazionali. Occorre investire nella sanità pubblica e territoriale, nella scuola, nell’università, nella ricerca, nel welfare, nella lotta alla precarietà del lavoro, nel sostegno alle piccole e medie imprese e nel contrasto alle organizzazioni criminali.

Allo stesso tempo è necessario destinare maggiori risorse alla gestione umana e razionale dei flussi migratori, per impedire che il Mediterraneo continui a trasformarsi in un immenso cimitero e per affrontare il fenomeno migratorio attraverso cooperazione internazionale, sviluppo e sicurezza.

L’Italia ha bisogno di una politica di pace, non di una politica di guerra. Ha bisogno di indipendenza, non di subordinazione. Ha bisogno di giustizia sociale, non di economia di guerra.

Per queste ragioni la Federazione Comunista di Roma invita cittadini, lavoratori, giovani, pensionati e tutte le forze democratiche e popolari a sostenere questa proposta di legge costituzionale.

Rafforzare l’articolo 11 significa dare piena attuazione allo spirito della Costituzione del 1948, riaffermare il valore della pace e restituire al popolo italiano il diritto di costruire un futuro fondato sulla giustizia sociale, sulla sovranità nazionale e sulla cooperazione tra i popoli.

Per un’Italia neutrale, indipendente, libera e socialista.

Federazione Comunista di Roma


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Zagarolo

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