05/08/2026
INCENDIO, PD L'AQUILA: "EMERGENZA SOTTOVALUTATA, PESANTISSIME RESPONSABILITA' ISTITUZIONALI"
Abbiamo atteso che l’incendio fosse finalmente arginato, come segno di rispetto per il lavoro, encomiabile, dei Vigili del fuoco, delle forze dell’ordine, delle squadre di volontari e, in ultimo, degli uomini e delle donne dell’Esercito intervenuti nelle ultime ore; purtroppo, sebbene le fiamme sembrassero arginate, il fuoco è ancora attivo e le criticità perdurano.
Non si può più stare in silenzio: è tempo di mettere in luce le pesanti, pesantissime, responsabilità istituzionali che hanno fatto sì che un piccolo incendio, attivatosi il 21 luglio a Prato Lonaro, nel territorio di Lucoli, per sciatteria e sottovalutazione si sia trasformato in un vero e proprio disastro ambientale, con oltre 1600 ettari di pascoli d’altura e aree montane andate a fuoco sino ad ora, fin nel territorio del Comune dell’Aquila, interessando le montagne di Roio e le pinete di Bagno arrivando quasi a minacciare i centri abitati e le stalle di ricovero degli animali.
Per giorni, e senza alzare la voce ma con spirito collaborativo, i nostri rappresentanti istituzionali hanno seguito l’evolversi della situazione. Abbiamo chiesto, inascoltati, un intervento a terra coordinato e proporzionato, sottolineando come fosse inadeguata la sola azione dei mezzi aerei, consci che si stesse sottovalutando l’incendio. Eppure, per giorni i mezzi terrestri sono stati insufficienti e i volontari, che pure erano pronti ad intervenire, sono stati lasciati senza coordinamento e disposizioni. Abbiamo chiesto che ci fosse il coinvolgimento dell’Esercito, come poi accaduto tardivamente, troppo tardivamente, ma la Protezione civile regionale con il suo direttore Scelli si è mostrata sorda alle richieste, non comprendendo evidentemente la gravità della situazione: restano sconcertanti le dichiarazioni di Scelli che, dinanzi al disastro, continuava a ripetere ai giornalisti che per lui "parlavano i fatti".
Ebbene, i fatti stanno parlando: le fiamme sono state lasciate libere di avanzare distruggendo ettari ed ettari di terreni, fino a superare le montagne e arrivare alle porte dell’Aquila. Si è voluto dare la sensazione di avere il controllo dell’incendio, piuttosto che intervenire tempestivamente per spegnerlo, con l’idea di una autosufficienza che, ancora una volta, si è dimostrata fallimentare, affidandosi soltanto ai costosissimi voli dei Canadair, pure indispensabili nelle aree impervie, senza accompagnarli però con un’efficace azione terrestre, con la bonifica dei focolai e il presidio continuativo del territorio.
Scelli e chi ha la responsabilità politica del sistema di Protezione civile regionale, e cioè il Presidente della Giunta regionale Marco Marsilio che ha tenuto per sé la delega, dovrebbero risponderne oggi stesso. Chiedendo scusa, innanzitutto.
Così come dovrebbe chiedere scusa alla città il sindaco dell’Aquila che, in questi giorni, avrebbe dovuto essere al fianco delle comunità coinvolte dall’incendio e che, invece, è sparito: evidentemente, il soffocante presenzialismo cui ci ha abituato è riservato esclusivamente alla posa di prime pietre cui non seguono mai le seconde; evidentemente, l’attivismo mostrato quotidianamente sui social è riservato solo e soltanto alle kermesse del suo partito in giro per l’Italia. A Roio e Bagno, Biondi, non si è mai visto: in situazioni come questa, il sindaco dovrebbe essere vicino ai suoi cittadini.
Avrebbe dovuto ba***re i pugni sul tavolo, il primo cittadino e responsabile di Protezione civile, chiedendo uomini e mezzi, pretendendo l’arrivo dell’Esercito, attivando immediatamente il COC per coordinare gli interventi e dare supporto alle cittadine e ai cittadini lasciati soli. E invece, ha pensato bene di pubblicare sui social un post nel quale sottolineava come la situazione stesse migliorando proprio quando si iniziava a comprendere che, al contrario, l’incendio andava assumendo dimensioni preoccupanti.
A L’Aquila, dovremmo sapere bene che, in una situazione d’emergenza, andrebbe assolutamente evitato di pubblicare messaggi rassicuranti, soprattutto se quella rassicurazione è prematura, soprattutto se non è accompagnata da informazioni realmente utili ai cittadini.
Come al solito, anche in una situazione critica, Biondi ha preferito però utilizzare un tono orientato alla propaganda politica piuttosto che alla gestione di una crisi: la difesa politica della catena di comando, prima di ogni altra cosa, la difesa di Marsilio, Scelli e della macchina di intervento regionale per ragioni squisitamente politiche, anzi partitiche. In una crisi, però, la priorità non dovrebbe essere rassicurare a tutti i costi, bensì informare con precisione, prudenza e trasparenza.
Questa amministrazione si è mostrata, di nuovo, incapace di gestire l’emergenza, come accaduto già a Monte Pettino anni fa.
L’incapacità diffusa ai livelli della catena di comando ha causato danni gravissimi, dimostrando, se ce ne fosse ancora bisogno, l’arroganza di una classe politica interessata ai propri destini personali e politici più che al bene della collettività.
È un fallimento dolorosissimo, di cui bisognerebbe assumersi la responsabilità.