Movimento Indipendenza - Abruzzo

Movimento Indipendenza - Abruzzo Responsabile Coordinamento Territoriale Erminio Cetrullo
Segretario Nazionale Gianni Alemanno

COMUNICATO STAMPA Pescara, 5 aprile 2026In merito all’articolo pubblicato oggi - 5 Aprile 2026 - su Il Centro dal titolo...
05/04/2026

COMUNICATO STAMPA
Pescara, 5 aprile 2026

In merito all’articolo pubblicato oggi - 5 Aprile 2026 - su Il Centro dal titolo “La prima crepa nella Lega: «Da Vannacci per i valori», all'interno del quale è riportata la notizia come segue «Il Movimento Indipendenza, fondato da Gianni Alemanno, è subentrato in Futuro Nazionale» la segreteria regionale abruzzese del Movimento Indipendenza precisa quanto segue:

Desideriamo chiarire con assoluta nettezza che nessun membro della segreteria regionale abruzzese del Movimento Indipendenza né i suoi tesserati regionali hanno aderito a Futuro Nazionale.

Il nostro percorso politico, radicato nei valori di una alternativa sociale, sovrana e identitaria e anti-atlantista che ha sempre caratterizzato il Movimento Indipendenza in Abruzzo, rimane autonomo e coerente con la linea originaria del partito fondato da Gianni Alemanno. Non condividiamo l’operazione di confluenza nazionale del Movimento in Futuro Nazionale e, di conseguenza, non partecipiamo a questo progetto a livello regionale.

Continueremo a lavorare con impegno sul territorio abruzzese per difendere i principi di sovranità nazionale, tutela delle famiglie, sicurezza, lavoro e identità culturale del nostro popolo, senza compromessi e senza rincorrere nuove sigle incoerenti con la nostra visione del mondo, della politica e della cultura.

Restiamo a disposizione di tutti coloro che, in Abruzzo, condividono questa visione netta e non negoziabile dei valori.

La segreteria Regionale Abruzzese del Movimento Indipendenza.

DIARIO DI CELLA 50. VINCE IL NO AL REFERENDUM: LA GIUSTIZIA VA BENE COSÌ? OPPURE È TEMPO DI FARLA FINITA CON LE RISSE E ...
25/03/2026

DIARIO DI CELLA 50. VINCE IL NO AL REFERENDUM: LA GIUSTIZIA VA BENE COSÌ? OPPURE È TEMPO DI FARLA FINITA CON LE RISSE E DI AFFRONTARE I VERI PROBLEMI DEL SISTEMA PENALE?
Riceviamo da Gianni Alemanno e pubblichiamo nel rispetto delle norme dell’Ordinamento.

Rebibbia, 23 marzo 2026 – 445° giorno di carcere.
Un po’ la sentivano nell’aria, ma la batosta per il fronte del Sì è stata molto più grave del previsto. Questa è la fine di una riforma nata male, presentata nel modo peggiore all’elettorato italiano e devastata da una campagna referendaria f***e.

Primo: non si fanno riforme costituzionali a colpi di maggioranza parlamentare. O c’è un consenso ampio e trasversale, oppure queste riforme sono destinate ad essere bocciate dal voto popolare. È successo a Berlusconi nel 2006, a Matteo Renzi nel 2016, non si capisce per quale motivo non dovesse succedere anche a Giorgia Meloni nel 2026. Eppure la riforma della separazione delle carriere e dei CSM – di per sé una riforma vecchia e contorta, copiata tal quale dal centrodestra berlusconiano – è stata portata avanti con ottusa determinazione, senza neppure provare a costruire un dialogo con le opposizioni, senza inserirla in una riflessione più ampia sul sistema penale, che di riforme – anche non costituzionali – ha bisogno eccome.

Secondo: all’inizio Giorgia Meloni ha provato a tenersi distante dallo scontro referendario, ma poi ha dovuto misurarsi con la pochezza dei vertici del Ministero della Giustizia che avrebbero dovuto guidare questa campagna. Il Ministro Nordio, ma soprattutto il Capo di Gabinetto Bartolozzi e il Sottosegretario Delmastro hanno fatto di tutto per convincere gli incerti ad andare a votare per il No. Quando noi dalla nostra misera e disperata postazione sottolineavamo che il Ministero non riusciva ad affrontare neppure l’emergenza carceraria e chiedevamo a tutta la politica di assumersi le proprie responsabilità, con quanta attenzione siamo stati ascoltati e compresi?

Terzo: il Presidente del Consiglio ha dovuto quindi impegnarsi in prima persona nella campagna referendaria alzando i toni a livello dei leader dell’opposizione. Ma questo non te lo puoi permettere quando governi e devi nello stesso tempo fronteggiare delle gravi crisi internazionali su cui non hai una posizione chiara e un’incombente crisi economica su cui nessuno sa cosa fare. Per cui il referendum è diventato – come già ai tempi di Berlusconi e di Renzi – un sondaggio sull’efficacia dell’azione di Governo. E a questo punto tra persone di sinistra avvelenate e persone di destra deluse, hanno stravinto le prime.

Risultato? Capitolo chiuso? Tutto va bene nella Giustizia italiana?

Alle elezioni politiche mancano ancora molti mesi e può accadere di tutto. Ma quelli che pagano subito il prezzo di questo risultato referendario sono coloro, come le persone detenute, che aspettavano sulla loro pelle un segnale di cambiamento nella Giustizia italiana. Quelli che magari non sentivano il bisogno di una riforma costituzionale (avrebbe prodotto degli effetti positivi? E fra quanti anni li avrebbe prodotti?), ma semplicemente di organici più adeguati nella magistratura, in particolare quella di sorveglianza, un’azione per ridurre una popolazione carceraria che rimane costantemente al 138% di sovraffollamento, un uso più mirato e accorto dell’azione penale, per affrontare i problemi di sicurezza, ma anche per garantire i diritti di tutti i cittadini.

Pensiamo che – al netto di tutte le altre considerazioni politiche che non è questa la sede per fare – un atteggiamento maturo e responsabile da parte di maggioranza e opposizione dovrebbe portare a non archiviare l’emergenza giustizia e a fare quello che si può fare con maggioranze ampie e trasversali.

Finita la rissa, rimangono sul tappeto i problemi concreti della Giustizia. Anche quelli del sistema carcerario, come il Presidente Mattarella ha di nuovo sottolineato all’incontro con la Polizia penitenziaria. Vogliamo finalmente affrontarli con un dibattito serio e aderente alla realtà? Non sarebbe il segnale migliore da dare a tutti gli Italiani dopo questo referendum?

Gianni Alemanno e Fabio Falbo

🚨L’EMERGENZA NEGATA: due voci chiare e coraggiose dall’AbruzzoIl presidente del Movimento Indipendenza, Massimo Arlechin...
24/03/2026

🚨L’EMERGENZA NEGATA: due voci chiare e coraggiose dall’Abruzzo

Il presidente del Movimento Indipendenza, Massimo Arlechino ed il Coordinatore regionale per l'Abruzzo, Erminio Cetrullo, tornano a denunciare con forza ciò che troppi vorrebbero nascondere: l’emergenza carceraria in Italia.

Non più silenzi, non più eufemismi.
È tempo di chiamare le cose con il loro nome.

Pubblichiamo di seguito i due interventi netti, che smontano il buonismo ipocrita e il politicamente corretto che hanno governato per troppo tempo.
https://agenziastampaitalia.it/politica/politica-nazionale/73873-massimo-arlechino-ed-erminio-cetrullo-su-l-emergenza-negata-3

🔗 https://agenziastampaitalia.it/politica/politica-nazionale/73873-massimo-arlechino-ed-erminio-cetrullo-su-l-emergenza-negata-3

(ASI) Chieti - Abbiamo intervistato la mattina di domenica 22 marzo 2026, a Chieti, presso il Gran Caffe Vittoria, Massimo Arlechino, Presidente Nazionale del Movimento Indipendenza, (fondato da Gianni Alemanno che ricopre l'incarico di Segretario Nazionale) figura storica della destra sociale,...

📍 Abbiamo presentato "L'emergenza negata" a Chieti.Ieri, domenica 22 Marzo, presso il Caffè Vittoria abbiamo denunciato ...
23/03/2026

📍 Abbiamo presentato "L'emergenza negata" a Chieti.

Ieri, domenica 22 Marzo, presso il Caffè Vittoria abbiamo denunciato il dramma delle carceri italiane e la storia di Gianni Alemanno, Fabio Falbo e di molti altri detenuti nel carcere di Rebibbia.

Ringraziamo tutti i presenti ed i relatori per la partecipazione all'incontro.

📌 Il nostro prossimo incontro sarà Sabato 28 Marzo 2026 dalle ore 18 in Via Tasso 84 a Pescara.

💯 Un pomeriggio intenso e necessario a Roseto degli Abruzzi.Ieri, sabato 21 marzo, il Movimento Indipendenza - Teramo e ...
22/03/2026

💯 Un pomeriggio intenso e necessario a Roseto degli Abruzzi.

Ieri, sabato 21 marzo, il Movimento Indipendenza - Teramo e provincia ha portato al Lido La Vela il dibattito su uno dei temi più drammatici e rimossi del nostro Paese: il collasso delle carceri italiane.

Attraverso la presentazione del libro “L’Emergenza Negata – Il collasso delle carceri italiane” di Gianni Alemanno, Fabio Falbo e degli autori detenuti nel Braccio G8 di Rebibbia, abbiamo messo al centro la realtà quotidiana di migliaia di uomini e donne rinchiusi in strutture fatiscenti, sovraffollate, dove i diritti sono sistematicamente violati e la rieducazione è diventata solo una parola scritta sulla carta.

Abbiamo parlato di sovraffollamento cronico, di suicidi in aumento, di processi che durano anni, di una giustizia lenta e politicizzata che trasforma le carceri in discariche umane invece che in luoghi di recupero. Una denuncia forte, documentata e senza sconti, sostenuta dalle testimonianze dirette contenute nel libro e dalle analisi dei relatori.

Un ringraziamento sincero va a tutti i relatori che hanno preso la parola e soprattutto ai cittadini di Roseto e provincia che hanno riempito la sala.

Il libro “L’Emergenza Negata” continua il suo viaggio. Prossima tappa: oggi 22 marzo a Chieti dalle ore 11.

Continuiamo a portare la verità fuori dai recinti del silenzio.

DIARIO DI CELLA 49. UNA TELEFONATA ALLUNGA LA VITA. E UN DECRETO L’ACCORCIA.Riceviamo da Gianni Alemanno e pubblichiamo ...
21/03/2026

DIARIO DI CELLA 49. UNA TELEFONATA ALLUNGA LA VITA. E UN DECRETO L’ACCORCIA.
Riceviamo da Gianni Alemanno e pubblichiamo nel rispetto delle norme dell’Ordinamento.

Rebibbia, 15 marzo 2026 – 437° giorno di carcere.
Bella l’idea di rimettere, qualche decennio dopo, Massimo Lopez nel fortino della Legione straniera, dove ancora fa attendere il suo plotone d’esecuzione grazie a un’interminabile telefonata, rilanciando così il fortunato slogan “una telefonata allunga la vita” (in carcere si diventa necessariamente dei grandi esperti di programmi televisivi, pubblicità comprese).

In effetti “una telefonata allunga la vita”, con la voce dei tuoi affetti, vicini e lontani, dei tuoi figli, dei tuoi amici e dei tuoi amori. Soprattutto qui in carcere, una telefonata – sia pure limitata a 10 minuti massimo – ti fa sentire più vivo, meno separato dalla realtà. Quante persone detenute, nei momenti di sconforto, si sono appese alla cornetta telefonica per non sprofondare nel buco nero della depressione, che nelle celle è l’anticamera diretta della morte per suicidio o per overdose. E quanti altri hanno trovato in una telefonata il freno per non cadere in reazioni isteriche di fronte alle piccole e grandi prepotenze che sono costretti a subire, per non commettere di nuovo violenza, per non fare “sciocchezze”.

Insomma, soprattutto in carcere, una telefonata è un forte stabilizzatore emotivo, una riserva estrema di calore umano a cui ricorrere quando i colloqui scarseggiano e i permessi non arrivano.

Ma cosa fa, invece, la nostra politica e la nostra amministrazione? Comprime in modo ipocrita questa opportunità vitale.

Per capirlo bisogna fare un passo indietro ai tempi dell’epidemia Covid. In quel periodo, visto che i colloqui erano ovviamente vietati e che tutti, dentro e fuori le carceri, eravamo in pericolo di vita, si decise di aumentare le telefonate concesse alle persone detenute da 4 al mese – secondo quanto previsto dall’Ordinamento – al numero straordinario di 18 al mese. Finita l’emergenza, molti carceri hanno mantenuto comunque un numero più alto di telefonate rispetto a quello previsto originariamente. A Rebibbia la Direzione scelse di mantenere 8 telefonate mensili.

Arrivati a fine 2025 il Ministero della Giustizia decide di mettere ordine a questa questione e di fare anche la figura del magnanimo, emanando un DPR che fissa a 6 le telefonate mensili, quindi 2 in più del vecchio ordinamento, ma molte in meno per tutti i carceri che avevano mantenuto un numero più elevato dopo il Covid. A Rebibbia, ad esempio, il risultato pratico è che da questo mese siamo passati da 8 a 6 telefonate al mese. Ma perché? Che senso ha?

L’alibi è sempre quello della sicurezza: troppe telefonate permetterebbero a detenuti pericolosi di mantenere i contatti dal carcere con le loro associazioni criminali. È una scusa ridicola. Innanzitutto perché i detenuti veramente pericolosi (o presunti tali) hanno un regime a parte che gli consente solo 4 telefonate al mese. Poi, soprattutto, chi vuole mantenere contatti illeciti con il resto del mondo, non si affida alle telefonate fatte con il telefono del carcere (che è intercettato e può chiamare solo alcuni numeri consentiti), ma utilizza uno dei tanti cellulari clandestini che circolano nelle carceri italiane. Stiamo rivelando qualche inquietante “notizia criminis” per cui saremo presto interrogati? No, no, stiamo solo riportando quanto abbiamo letto nell’ultimo Decreto sicurezza emanato dal Governo Meloni. Infatti in questo Decreto, attualmente in conversione alle Camere, viene addirittura prevista la presenza nelle carceri di “agenti sotto copertura” della Polizia penitenziaria. E quali reati si dovrebbero perseguire con una misura così estrema e discutibile? Tra gli altri, si legge, “l’indebita introduzione di strumenti cellulari all’interno delle carceri per consentire comunicazioni non autorizzate”. Il che significa che l’Amministrazione ammette che la diffusione dei cellulari nelle carceri è una realtà.

E allora, torniamo a ripetere, che senso ha limitare o ridurre le telefonate controllate attraverso i telefoni ufficiali del carcere? Infatti negli istituti di pena degli altri paesi europei queste limitazioni insulse non esistono e ci si affida ai limiti imposti dalle tessere a pagamento che vengono date a chi ne fa richiesta (come qui da noi).

Da qui un nostro ennesimo appello: visto che questo Decreto Legge è in discussione alle Camere, perché qualche parlamentare illuminato non propone un emendamento che abolisca questa anacronistica limitazione delle telefonate autorizzate, o almeno aumenti il numero di quelle previste? Visto che per il sovraffollamento non riuscite a fare nulla, visto che ancora oggi, dopo 8 mesi dall’emanazione del piano carceri, non siete riusciti a creare nessun nuovo posto in carcere, che ne dite di dimostrare un po’ di buon senso, rafforzando il più semplice, efficace e innocuo degli stabilizzatori emotivi? “Una telefonata allunga la vita”: qui in carcere non è uno slogan, è una realtà.

Gianni Alemanno e Fabio Falbo

P.S. Su come votare al referendum sulla separazione delle carriere non diciamo nulla, perché qualsiasi cosa potrebbe diventare oggetto di facile strumentalizzazione. Ci limitiamo a chiedervi di andare a votare, sacrificando un’ora della vostra vita. Per testimoniare che l’emergenza Giustizia esiste e merita molta attenzione, a prescindere da come uno la pensa. Come vi abbiamo detto nel precedente diario di cella, nel nostro braccio 69 persone detenute hanno chiesto di votare: un vero record. Non siate da meno.

🗳️ Il 21 e 22 marzo si vota.È il momento di dire SÌ a una giustizia più equa, più trasparente, più vicina ai cittadini.P...
19/03/2026

🗳️ Il 21 e 22 marzo si vota.

È il momento di dire SÌ a una giustizia più equa, più trasparente, più vicina ai cittadini.
Per rafforzare l’equilibrio tra accusa e giudizio.
Per una magistratura davvero imparziale.

Vota SÌ al referendum sulla giustizia.

Sempre in prima linea con Gianni Alemanno
"Combattere è un destino"



📍La vera indipendenza inizia dall’energia:Vi aspettiamo il prossimo Sabato 28 marzo 2026 alle ore 18:00 a Pescara in Via...
18/03/2026

📍La vera indipendenza inizia dall’energia:

Vi aspettiamo il prossimo Sabato 28 marzo 2026 alle ore 18:00 a Pescara in Via Tasso 84

Ne parliamo con:
Marco Massarini
(curatore New Economy per Radio KulturEuropa)

Modera: Centro Studi e Ricerca Cittadella

Mentre l’Italia resta ostaggio del gas altrui, delle sanzioni su***de e delle scelte imposte da Bruxelles, noi diciamo basta e facciamo il punto della situazione.

Non possiamo più accettare un futuro di blackout, bollette folli e vassallaggio energetico. L’indipendenza non è uno slogan: è una scelta concreta.

Conferenza sul Referendum: Votiamo SI per una Giustizia Indipendente e Sovrana!Domenica 15 marzo, il Movimento Indipende...
17/03/2026

Conferenza sul Referendum: Votiamo SI per una Giustizia Indipendente e Sovrana!

Domenica 15 marzo, il Movimento Indipendenza ha organizzato un dibattito sui motivi per cui votare SI al referendum costituzionale del 22-23 marzo.

La proposta governativa – separazione delle carriere tra PM e giudici, più una Corte Disciplinare esterna – non è solo una correzione tecnica: è un colpo decisivo contro la casta giudiziaria.

🔴 INDIPENDENZA contro ogni censura alla cultura imposta dall'alto e dall'esterno. Il nostro Presidente Massimo Arlechino...
16/03/2026

🔴 INDIPENDENZA contro ogni censura alla cultura imposta dall'alto e dall'esterno. Il nostro Presidente Massimo Arlechino e tutto il Movimento esprimono solidarietà al sempre coraggioso Pietrangelo Buttafuoco! 🇮🇹

Abbiamo parlato de “Il Cerchio e la Croce”.Ieri pomeriggio presso la sede di Via Tasso 84 a Pescara è stato presentato i...
15/03/2026

Abbiamo parlato de “Il Cerchio e la Croce”.

Ieri pomeriggio presso la sede di Via Tasso 84 a Pescara è stato presentato il libro dedicato allo studio della croce celtica. Un richiamo spirituale forte alle antichi radici indoeuropee, che abbraccia più secoli e popolazioni - com'è stato ben spiegato dall'autore del testo, Ruggero Di Biagi.

Il simbolo in questione è vittima, da oltre trent'anni, di un'operazione che potremmo definire di "cancel culture ante litteram" che vuol vedere criminalizzato chi utilizza questo simbolo della fede europea così come cancellato lo stesso simbolo.

Per noi, non può più sussistere una censura di questo genere.

Oltre la pena, c’è il collasso totale dei diritti umani.  L’articolo di Gianni Alemanno e Fabio Balbo su V Magazine foto...
14/03/2026

Oltre la pena, c’è il collasso totale dei diritti umani.

L’articolo di Gianni Alemanno e Fabio Balbo su V Magazine fotografa senza filtri la tragedia delle nostre carceri: sovraffollamento al 138%, 64.000 detenuti stipati in spazi progettati per meno della metà, suicidi in aumento, burocrazia che sostituisce la giustizia, giudici lenti e un sistema che ha dimenticato l’articolo 27 della Costituzione (la pena deve rieducare, non vendicarsi).

Le carceri italiane non sono più luoghi di espiazione: sono discariche sociali dove si violano sistematicamente i diritti più elementari, esattamente come denunciato nel libro “L’Emergenza Negata”.


🔴 Sabato e domenica prossima il libro verrà presentato a Roseto degli Abruzzi e a Chieti🔴

Leggete l’articolo qui:
https://www.vmagazine.it/2026/03/14/oltre-la-pena-il-collasso-dei-diritti-in-carcere/

Indirizzo

L'Aquila
67100

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