14/06/2020
Nozione di storia dove naque mio nonno...
Nel novembre del 1911 l’Italia dichiara guerra alla Turchia e muove alla conquista della Libia. Conquista che con l’assicurare alla Nazione quello che restava di libero dal dominio delle potenze europee della costa mediterranea dell’Africa, consentirà in seguito all’Italia quella maggior libertà di movimenti che le permetterà la conquisa dell’Impero facilitata dal possesso del Dodecanneso. Il patrio Consiglio i 28 novembre di quell’anno si fa interprete presso la Maestà del Re e il generale Caneva comandante delle nostre truppe, dei sentimenti augurali e di orgoglio della cittadinanza, mentre la minoranza consigliare costituita da socialisti criticarono l’intervento militare.
Il giorno 20 gennaio 1918, nella villa di Lispida prendeva stanza S. M. il Re con il suo quartier generale e vi restava fino al 7 luglio dell’anno successivo. Il quel periodo Lispida fu sede di convegni politici e militari. Di lì partirono gli incitamenti alla resistenza, lì ebbe vivo alimento la fede nella vittoria, ricorda con enfasi il Mazzarolli. Nella grande guerra Monselice ebbe 274 caduti, degnamente ricordanti nel monumento in marmo, opera del prof. Paolo Boldrin, inaugurato nel gennaio del 1926 su la piazza intitolata alla Vittoria e per esso creata.
Con cuore pieno di ansiosa e fidente speranza, Monselice segue le discussioni che si tengono a Parigi alla conferenza per la pace; si aspettano le decisioni che daranno alla Patria i nuovi confini e le assegneranno nel mondo il posto che col sacrifico di tanti suoi figli, il lutto di tante famiglie, la distruzione di tante ricchezze, s’era acquistato. Il dolore fu pari al disinganno. Il 6 gennaio 1919, facendosi interprete del sentimento della popolazione, il Consiglio comunale inviava un telegramma al Ministro degli Esteri, Sidney Sonnino ed al Sindaco di Fiume rivendicando il diritto di quella italianissima città di segnare la propria sorte secondo le proprie italiane aspirazioni.
Così Fiume rispondeva il 19 gennaio: “Il Consiglio Nazionale Italiano di Fiume ringrazia il Consiglio Comunale di Monselice per la solenne affermazione d’amore e di fede. La nostra città è fiera delle attestazioni di nazionale solidarietà che continuamente le pervengono da ogni parte dell’Italia e non fosse altro che per questo coro solenne di voci sorelle, non fosse altro che per questo empito fraterno di affetti, essa sarebbe lieta di avere tanto trepidato, tanto sofferto. Ma la sua passione, il suo ardore, ma la sua ansia d’Italianità non possono estinguersi in questo pensiero; ma essa chiede a gran voce ancora, finchè il suo grido, il suo appello non saranno accolti dal Convegno delle genti umane: Italia, Italia, Italia”.
Nel gennaio del 1920 per il bisogno di far fronte in modo continuativo alle domande di lavoro che incessantemente erano rivolte al Comune da lavoratori disoccupati, furono studiati da una Commissione nominata dal Comune, i mezzi per dar vita a qualche industria. Purtroppo una ventina d’anni addietro per la miopia degli amministratori pubblici era stato ostacolato il progetto di fondare a Monselice uno stabilimento, si temette la rarefazione della mano d’opera agricola per cui difficile e sommamente costoso divenisse la coltura dei campi! La Commissione si radunò, discusse, propose idee che al Comune costarono disinganni e spese tanto più gravi perché furono in definitiva inutili e, peggio, crearono nella popolazione amare illusioni ! Non è con i voti di una Commissione col denaro di un Comune che si può dar vita ad industrie ! Ma le necessità premevano Si deliberano lavori senza alcun piano organico e si eseguiscono senza mezzi andando incontro a debiti che causarono dopo pochi anni una situazione economico-finanziaria veramente penosa, soffocante !
Capitò a Monselice quello che su per giù accadde in ogni altro Comune d’Italia in quel torno di tempo. Le masse operaie reduci dalla guerra, caddero in breve in dominio di pochi sobillatori che in nome di concezioni politiche utopistiche – quando c’era la buona fede -; asiatiche quando c’era la volontà dell’inganno, le aizzavano contro uno stato di cose che non reagiva e lasciava correre confidando in un avvenire migliore che non si curava di creare e realizzare.
Contro una tale situazione insorse un pugno di giovani che spinti dall’istinto più che dalla dottrina non poterono vedere, senza sentirsi rodere il cuore, minacciata ogni giorno la libertà di lavoro, minacciati ad ogni momento dall’esaltazione di qualche malvagio i raccolti frutto di un anno di attenta opera, il bestiame, le cose, la stessa incolumità personale, soprattutto vilipeso, calpestato il patrimonio più sacro coltivato e custodito nel loro cuore: quello della Famiglia, della Patria, della Fede! Da prima divisi, un po’ alla volta si unirono in piccoli gruppi per sostenersi gli uni con gli altri, forti solo del buon diritto e di audacia.
Alcuni, quasi per attingere ad una fonte più alta che non fosse l’immediata difesa, quasi per bisogno di una gerarchia cui obbedire e di una disciplina che li legasse si iscrissero al Partito Nazionalista.
A Monselice calavano i più accesi propagandisti sovversivi della provincia. Le loro concioni intessute di male provocano dapprima atti di violenza non gravi fin che non trovano la giusta reazione che scoppia il 1 ottobre del 1920 quando gli agricoltori che rientravano in paese dopo essersi sostituiti ai contadini scioperanti che avevano disertato anche le stalle sono fatto segno a contumelie, sassate e percosse. Un piccolo gruppo perduta la pazienza corre alle case, si arma dei fucili da caccia, si sparano da una parte e dall’altra dei colpi, si hanno tre feriti.
Il giorno 21 aprile 1921 si istituisce il Fascio Monselicense: Segretario l’avv. Agostino Soldà. Due anni dopo Monselice ed il suo fascio ottengono il maggior premio che mai potessero sperare. Il 1^ giugno 1923 il Duce accetta la cittadinanza onoraria che il Consiglio Comunale, tra le acclamazioni del popolo Gli conferisce. Monselice andrà sempre orgogliosa di avere potuto tributare l’omaggio della propria gratitudine al duce degli Italiani, Lui presente, ed associerà la rimembranza di quella fausta giornata ai suoi ricordi più cari.