Boccardo

Boccardo araldica e origini Boccardo

03/03/2025
15/03/2022
26/09/2020

La storia d'Italia è l'insieme di numerose vicende locali e cittadine e riflesso della storia universale della sua capitale Roma, sede dell'Impero prima e del Papato poi. Essa è parte fondante della cultura occidentale, europea e mediterranea. L'eredità storico-culturale d'Italia si riflette nell'elevato numero di patrimoni dell'umanità presenti nel paese.

Cartina storica dell'Italia (inchiostro e colore su pergamena di Nicolaus Germanus, da un'edizione del 1467 della Cosmographia Claudii Ptolomaei)
Luogo di incontro di culture arcaiche come quella etrusca, latina, e sabina, di insediamenti celti e colonie greche e fenicio-cartaginesi, l'Italia antica fu federata dalla Repubblica Romana e divenne il centro dell'Impero Romano. Una prima sistemazione amministrativa in regioni le fu data da Cesare Augusto (27 a.c.-14 d.c.). Divenne poi terra a maggioranza cristiana, abbandonando l'antico politeismo, tra la promulgazione dell'Editto di Milano (313) che garantiva la libertà di culto e quella dell'Editto di Tessalonica (380), che impose di seguire la religione del vescovo di Roma.

Con la caduta dell'Impero, l'Italia venne invasa dagli Eruli di Odoacre (476), e poi dagli Ostrogoti di Teodorico (492), dai Bizantini di Giustiniano (535), e dai Longobardi di Alboino (568). Alla dominazione straniera, si accompagnò il processo di divisione politica: l'Italia meridionale fu contesa tra Longobardi, Bizantini ed Arabo-Saraceni, quella centrale si consolidò come Stato Pontificio, e quella settentrionale venne inglobata da Carlomagno nel Sacro Romano Impero Germanico con l'incoronazione di quest' ultimo da parte di Papa Leone III nell'anno 800. Con l'umiliazione di Canossa (1077) prima e la pace di Venezia (1177) poi, il Papa indebolì l'Imperatore germanico, favorendo l'ascesa di autonomi comuni nell'Italia imperiale. Tra questi, le repubbliche marinare di Genova e Venezia acquistarono un grande peso nel corso delle crociate, fatto che provocò una rivoluzione commerciale e mercantile in tutta Italia. Contestualmente, il mezzogiorno veniva unificato nel regno di Sicilia dai vichinghi Normanni. Per intrecci dinastici, corona di Sicilia e diadema imperiale pervennero entrambi a Federico II di Svevia, il quale fu a capo di un impero che si espanse nei paesi baltici e in terra santa ma che si disgregò dopo il fallimento del progetto assolutista di dominare tutta l'Italia per la resistenza di stato pontificio, baroni meridionali, e comuni centro-settentrionali.

Dopo le drammatiche crisi del Trecento, la pen*sola conobbe una nuova epoca di prosperità economica e culturale tra XV e XVI secolo, periodo noto come Rinascimento. Per la sua ricchezza e centralità negli affari europei, divenne teatro delle violente Guerre d'Italia, in cui si scontrarono Francesco I di Francia e Carlo V d'Asburgo e che si conclusero con la perdita dell'indipendenza di molteplici stati italiani. Sul piano culturale, l'Italia conosceva poi la controriforma, il barocco, ed il neoclassicismo. Dopo la parentesi Napoleonica, gli italiani lottarono per la loro indipendenza ed unificazione in una serie di guerre sotto la guida del Regno di Sardegna sabaudo, occupando il nord, sottoposto direttamente o indirettamente agli Asburgo d'Austria, e le Due Sicilie governate dai Borbone di Napoli, un ramo cadetto dei Borbone di Spagna. Roma, nel mezzo della guerra franco-prussiana (1870-1871), fu fatta capitale a conclusione del Risorgimento.

L'Italia unita divenne uno stato liberale sul fronte economico-politico, mentre in politica estera creò un proprio spazio coloniale in Libia e C***o d'Africa. Le ambizioni territoriali in Europa e la volontà di trovare un suo posto nel concerto di blocchi politici e alleanze sicure portò l'Italia a partecipare alla prima guerra mondiale a fianco della Triplice Intesa. La società italiana, colpita dalla propaganda nazionalista della "vittoria mutilata", aderì gradualmente al fascismo di Benito Mussolini e dei suoi seguaci, saliti al potere nell'ottobre del 1922. L'avvicinamento alla Germania nazista e la formazione dell'asse Roma-Berlino del 1936 saranno determinanti nella scelta italiana di entrare nella seconda guerra mondiale, nel 1940. Dopo il suo fallimento militare, ebbe termine la forma di governo monarchica: l'attuale repubblica fu infatti istituita nel giugno 1946. In seguito alla ricostruzione, vi fu un periodo storico di ripresa economica, militare, sportiva e politica, così come la riaffermazione dell'Italia come potenza industriale, essendo tra le nazioni fondanti del G6 (poi G7, G8 e nuovamente G7 nell'attualità) nel 1975 e del G20 nel 1999. L'Italia è inoltre tra i sei Paesi fondatori dell'Unione europea, la quale opera tramite meccanismi e politiche sovranazionali (come l'euro).

Oma e Opa Geertje Specksnijder met dhr.AgtenNonno e nonna Boccardo Florindo e lina Lazzarin
26/09/2020

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Nonno e nonna Boccardo Florindo e lina Lazzarin

stemma famiglia di Boccardo Florindo
26/09/2020

stemma famiglia di Boccardo Florindo

Oma Geertje Specksnijder en opa DHR>Agten
26/09/2020

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nonni Boccardo Florindo e Lina Lazzarin
26/09/2020

nonni Boccardo Florindo e Lina Lazzarin

26/09/2020
14/06/2020

Nozione di storia dove naque mio nonno...
Nel novembre del 1911 l’Italia dichiara guerra alla Turchia e muove alla conquista della Libia. Conquista che con l’assicurare alla Nazione quello che restava di libero dal dominio delle potenze europee della costa mediterranea dell’Africa, consentirà in seguito all’Italia quella maggior libertà di movimenti che le permetterà la conquisa dell’Impero facilitata dal possesso del Dodecanneso. Il patrio Consiglio i 28 novembre di quell’anno si fa interprete presso la Maestà del Re e il generale Caneva comandante delle nostre truppe, dei sentimenti augurali e di orgoglio della cittadinanza, mentre la minoranza consigliare costituita da socialisti criticarono l’intervento militare.
Il giorno 20 gennaio 1918, nella villa di Lispida prendeva stanza S. M. il Re con il suo quartier generale e vi restava fino al 7 luglio dell’anno successivo. Il quel periodo Lispida fu sede di convegni politici e militari. Di lì partirono gli incitamenti alla resistenza, lì ebbe vivo alimento la fede nella vittoria, ricorda con enfasi il Mazzarolli. Nella grande guerra Monselice ebbe 274 caduti, degnamente ricordanti nel monumento in marmo, opera del prof. Paolo Boldrin, inaugurato nel gennaio del 1926 su la piazza intitolata alla Vittoria e per esso creata.
Con cuore pieno di ansiosa e fidente speranza, Monselice segue le discussioni che si tengono a Parigi alla conferenza per la pace; si aspettano le decisioni che daranno alla Patria i nuovi confini e le assegneranno nel mondo il posto che col sacrifico di tanti suoi figli, il lutto di tante famiglie, la distruzione di tante ricchezze, s’era acquistato. Il dolore fu pari al disinganno. Il 6 gennaio 1919, facendosi interprete del sentimento della popolazione, il Consiglio comunale inviava un telegramma al Ministro degli Esteri, Sidney Sonnino ed al Sindaco di Fiume rivendicando il diritto di quella italianissima città di segnare la propria sorte secondo le proprie italiane aspirazioni.
Così Fiume rispondeva il 19 gennaio: “Il Consiglio Nazionale Italiano di Fiume ringrazia il Consiglio Comunale di Monselice per la solenne affermazione d’amore e di fede. La nostra città è fiera delle attestazioni di nazionale solidarietà che continuamente le pervengono da ogni parte dell’Italia e non fosse altro che per questo coro solenne di voci sorelle, non fosse altro che per questo empito fraterno di affetti, essa sarebbe lieta di avere tanto trepidato, tanto sofferto. Ma la sua passione, il suo ardore, ma la sua ansia d’Italianità non possono estinguersi in questo pensiero; ma essa chiede a gran voce ancora, finchè il suo grido, il suo appello non saranno accolti dal Convegno delle genti umane: Italia, Italia, Italia”.
Nel gennaio del 1920 per il bisogno di far fronte in modo continuativo alle domande di lavoro che incessantemente erano rivolte al Comune da lavoratori disoccupati, furono studiati da una Commissione nominata dal Comune, i mezzi per dar vita a qualche industria. Purtroppo una ventina d’anni addietro per la miopia degli amministratori pubblici era stato ostacolato il progetto di fondare a Monselice uno stabilimento, si temette la rarefazione della mano d’opera agricola per cui difficile e sommamente costoso divenisse la coltura dei campi! La Commissione si radunò, discusse, propose idee che al Comune costarono disinganni e spese tanto più gravi perché furono in definitiva inutili e, peggio, crearono nella popolazione amare illusioni ! Non è con i voti di una Commissione col denaro di un Comune che si può dar vita ad industrie ! Ma le necessità premevano Si deliberano lavori senza alcun piano organico e si eseguiscono senza mezzi andando incontro a debiti che causarono dopo pochi anni una situazione economico-finanziaria veramente penosa, soffocante !
Capitò a Monselice quello che su per giù accadde in ogni altro Comune d’Italia in quel torno di tempo. Le masse operaie reduci dalla guerra, caddero in breve in dominio di pochi sobillatori che in nome di concezioni politiche utopistiche – quando c’era la buona fede -; asiatiche quando c’era la volontà dell’inganno, le aizzavano contro uno stato di cose che non reagiva e lasciava correre confidando in un avvenire migliore che non si curava di creare e realizzare.
Contro una tale situazione insorse un pugno di giovani che spinti dall’istinto più che dalla dottrina non poterono vedere, senza sentirsi rodere il cuore, minacciata ogni giorno la libertà di lavoro, minacciati ad ogni momento dall’esaltazione di qualche malvagio i raccolti frutto di un anno di attenta opera, il bestiame, le cose, la stessa incolumità personale, soprattutto vilipeso, calpestato il patrimonio più sacro coltivato e custodito nel loro cuore: quello della Famiglia, della Patria, della Fede! Da prima divisi, un po’ alla volta si unirono in piccoli gruppi per sostenersi gli uni con gli altri, forti solo del buon diritto e di audacia.
Alcuni, quasi per attingere ad una fonte più alta che non fosse l’immediata difesa, quasi per bisogno di una gerarchia cui obbedire e di una disciplina che li legasse si iscrissero al Partito Nazionalista.
A Monselice calavano i più accesi propagandisti sovversivi della provincia. Le loro concioni intessute di male provocano dapprima atti di violenza non gravi fin che non trovano la giusta reazione che scoppia il 1 ottobre del 1920 quando gli agricoltori che rientravano in paese dopo essersi sostituiti ai contadini scioperanti che avevano disertato anche le stalle sono fatto segno a contumelie, sassate e percosse. Un piccolo gruppo perduta la pazienza corre alle case, si arma dei fucili da caccia, si sparano da una parte e dall’altra dei colpi, si hanno tre feriti.
Il giorno 21 aprile 1921 si istituisce il Fascio Monselicense: Segretario l’avv. Agostino Soldà. Due anni dopo Monselice ed il suo fascio ottengono il maggior premio che mai potessero sperare. Il 1^ giugno 1923 il Duce accetta la cittadinanza onoraria che il Consiglio Comunale, tra le acclamazioni del popolo Gli conferisce. Monselice andrà sempre orgogliosa di avere potuto tributare l’omaggio della propria gratitudine al duce degli Italiani, Lui presente, ed associerà la rimembranza di quella fausta giornata ai suoi ricordi più cari.

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