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28/10/2026

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Prima le querele temerarie per zittirti, poi gli attacchi, il fango, i tentativi di screditarti, il bavaglio alla libera informazione.
Non è bastato.

Adesso arriva il portafoglio.

Il Fatto Quotidiano ha fatto una cosa che in Italia può costare cara: ha messo il naso negli affari di uno degli uomini più ricchi del Paese. E poco dopo, quello stesso uomo, Leonardo Maria Del Vecchio, si presenta con il libretto degli assegni per comprarselo. E toglierlo pure dalla Borsa.

È questa l’arroganza insopportabile di certi potenti. Hanno talmente tanti soldi da convincersi che tutto e tutti abbiano un prezzo.

Del Vecchio ha già investito nel Giornale e nel gruppo che pubblica il Resto del Carlino, la Nazione e il Giorno. Ora punta anche al Fatto, il giornale che gli fa le pulci.

È una concezione padronale della democrazia. L’idea che il denaro dia diritto a tutto. Che se un giornale ti critica puoi avere l'arroganza prima di insultare la sua redazione e poi pensare impunemente di comprartela.

Prima ha definito i giornalisti del Fatto Quotidiano "ratti del giornalismo". Ora li vuole trasformare in criceti disposti a girare sulla ruota del padrone.

E sapete cosa mi fa più rabbia? Che tutto questo venga considerato quasi normale. Ma d'altronde siamo il Paese delle tv di Berlusconi, di TeleMeloni e dei giornali di Angelucci e tutto questo finisce per sembrare normale.
NO. Non è normale. E non dobbiamo abituarci.

Perché un Paese in cui chi dovrebbe controllare il potere finisce nelle mani del potere è un Paese in cui la democrazia perde pezzi.

Ma Travaglio e i fondatori del Fatto hanno risposto chiaramente: il Fatto non è in vendita. Lo possono comprare solo i lettori.

Allora facciamolo. Una copia in edicola, un abbonamento. Sosteniamo chi vuole restare libero. Sosteniamo chi ha ancora il coraggio di andare controcorrente e di fare le pulci al Sistema.

22/10/2026

Ministro Urso, ma si rende conto? Lei dovrebbe occuparsi di salvare posti di lavoro, non di fare il portavoce del Ministro dell'Interno.

Fabbriche in crisi, lavoratori esasperati, famiglie che non arrivano a fine mese. E il ministro delle Imprese che fa? Invece di spiegare come intende affrontare questa emergenza, si presenta in Aula a parlare di identificazioni e carcere.

Il governo non sa dare risposte a chi protesta, ma sa benissimo come identificarlo.

Ministro, provi a fare il suo lavoro: controlli i prezzi non i documenti.

22/10/2026

Commentate voi.

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20/10/2026

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Le piazze piene in tutta Italia, da Nord a Sud, i cortei all'alba, i trattori e i tir che paralizzano le città contro il carovita.
"Aumentano benzina e pane, ci rispondono con la polizia"
"Niente armi: più scuola, lavoro e sanità"
"Volevate i giovani agricoltori? Ora ascoltateci".
Questo si legge sui cartelli di agricoltori e autotrasportatori che scendono in strada.

Condannare le violenze è necessario, e lo dico io che vivo sotto scorta per le minacce degli anarchici, ma non basta. Troppo facile cavarsela così per un sistema escludente che alimenta le disuguaglianze, mette i cittadini ai margini e si autoassolve mentre il patto sociale del Paese va a pezzi.

C’è un malessere sociale vero, profondo e viscerale, di fronte alla quale il governo resta inerme.

La vera violenza, il vero furto è un sistema che calpesta i cittadini e ruba il futuro ai nostri ragazzi.
​Violenza è il lavoro precario e sottopagato che calpesta la dignità.
​Violenza è la scuola pubblica che crolla addosso agli studenti.
​Violenza è la corsa al riarmo sulla pelle della sanità.
​Violenza è l'austerità che cancella diritti e prospettive.
​Violenza è vedere gli stipendi divorati dall'inflazione mentre chi governa dice che va tutto bene.

Potete fare dieci decreti sicurezza, inventare nuovi reati, stabilire gli arresti preventivi e limitare ancora il diritto a manifestare, ma dimostrerete solo due cose: la vostra totale incapacità di garantire la sicurezza dopo quattro anni al governo - Piantedosi, dove sei? - e il furto sistematico che la politica continua a compiere ai danni dei cittadini e delle nuove generazioni.

State derubando gli italiani del loro futuro, e noi non possiamo lasciarli soli. Il Movimento 5 Stelle ha senso proprio se sta lì: nelle piazze, davanti ai cancelli delle fabbriche, ai blocchi stradali e nei presidi, per trasformare il malessere sociale in una proposta politica concreta.

E rendere la rabbia sociale una proposta politica significa offrire risposte. Taglio immediato delle accise, salario minimo, un piano vero per l’ex Ilva e per le altre crisi aperte, investimenti per la scuola pubblica.

E occhio a puntare il dito sulla violenza, quando la vera violenza è la società che altri stanno costruendo.

Indirizzo

Piazza Palazzo Di Città 1
Turin
10122

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